Divorzio breve: come funziona

La disciplina del divorzio è sempre stata abbastanza complessa e soprattutto notoriamente lunga. Un’innovazione importante è stata compiuta con la legge numero 55 del 6 maggio 2015, pubblicata l’11 maggio in Gazzetta Ufficiale, che ha introdotto un nuovo istituto, quello del divorzio breve. Tale istituto ha lo scopo di rendere più snelle le procedure per il divorzio in alcuni casi, e di accorciare i tempi per l’ottenimento del divorzio o della separazione.

Non è sempre facile capire bene come si struttura l’attuale normativa del divorzio ed in quali casi è possibile ricorrere al divorzio breve, che ha innovato profondamente la disciplina di questo istituto del diritto di famiglia.

L’istituto del divorzio breve ha cambiato sia la disciplina della separazione consensuale, che quella dello scioglimento della comunione e della separazione giudiziaria.

Cominciamo col vedere cosa accade nei singoli casi specifici alla luce della nuova legge sul divorzio breve.

Divorzio breve e separazione consensuale

La nuova disciplina sul divorzio permette che, in caso di separazione consensuale, la durata del periodo di separazione ininterrotta (che ricordiamo, inizia dal momento della comparizione dei coniugi di fronte al presidente del tribunale) passi da tre anni sei mesi. Questa è la prima riduzione dei tempi per ottenere il divorzio.

La tempistica di sei mesi si applica anche per le separazioni che, nate contenziose, diventino in un secondo tempo consensuali.

Facciamo una precisazione che si applica sia nel caso di divorzio breve che in caso di divorzio ‘classico’: l’avverbio ‘ininterrottamente’ contenuto nella legge è da intendere nel senso che la separazione si considera interrotta solamente quando da parte di entrambi i coniugi vi sia il comportamento concludente ‘perdurante e inequivocabile’ della ‘ricostituzione della comunione coniugale’, ai sensi della sentenza della Cassazione Civile, numero 21001 del 2008 e di altra giurisprudenza in merito.

L’interruzione deve essere eccepita dalla parte interessata.

Nella separazione consensuale lo scioglimento della comunione inizia alla data della sottoscrizione del verbale di separazione.

Divorzio breve e separazione giudiziale

Se la separazione è giudiziale, i tempi per la separazione – grazie alla legge sul divorzio breve – scendono da tre anni a dodici mesi.

Ricordiamo che si parla di separazione giudiziale nel caso in cui manchi l’accordo fra i coniugi. In questo caso il giudice può prendere anche dei provvedimenti necessari e urgenti per la tutela del coniuge debole e della prole, ed uno dei coniugi può anche richiedere l’addebito della separazione.

Anche in caso di separazione giudiziale, il calcolo della separazione ‘ininterrotta’ deve partire dalla data della comparizione dei coniugi di fronte al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale.

Con la nuova legge l’articolo 191 del Codice Civile viene ampliato con un nuovo comma che prevede l’anticipazione dello scioglimento della comunione legale nel momento in cui il presidente del tribunale autorizza i coniugi alla vita separata.

divorzio senza avvocato

La negoziazione assistita con un avvocato

La legge sul divorzio breve ha anche introdotto un nuovo istituto, che è quello della negoziazione assistita con avvocato.

La negoziazione assistita consiste in un accordo che viene concluso fra i coniugi in merito alla loro separazione, ma che viene steso e curato dai loro difensori, e quindi viene anche vagliato dal Pubblico Ministero il quale lo trasmette all’ufficiale civile perché concluda le opportune annotazioni di legge.

Una volta concluso, l’accordo di negoziazione ha lo stesso valore di una decisione giudiziale.

Condicio sine qua non per l’espletamento della negoziazione assistita con avvocato è che i coniugi siano completamente d’accordo su ogni aspetto della separazione: sia esso personale o patrimoniale.

Un aspetto fondamentale della negoziazione assistita è che essa viene posta in essere anche in presenza di figli minori o figli maggiorenni non autosufficienti, portatori di handicap grave, o incapaci, a differenza della separazione senza avvocato (che analizzeremo più avanti).

Proprio in questi casi è previsto l’intervento del Pubblico Ministero che deve vagliare se l’accordo dei coniugi risponda o meno agli interessi della prole.

Nella negoziazione assistita è necessaria la presenza di almeno un avvocato per parte.

Il modo più semplice per attivare la negoziazione assistita è quello di avere già un’idea chiara sulle condizioni personali e patrimoniali della separazione, e quindi rivolgersi al proprio avvocato che lavorerà in concerto con il legale dell’altro coniuge.

Tuttavia l’iniziativa può anche essere assunta da uno dei due coniugi, che può invitare l’altro a stipulare la negoziazione assistita.

Tale invito deve contenere l’indicazione dell’oggetto della controversia, dell’avvertimento che la mancata risposta entro trenta giorni o il rifiuto potranno essere valutati dal giudice nell’ambito della decisione delle spese di giustizia, e la firma autografa del coniuge (con la certificazione dell’avvocato).

Se il coniuge recepisce l’invito, gli avvocati e le parti stipulano una convenzione di negoziazione per cooperare sul raggiungimento di un accordo amichevole sulle condizioni del divorzio, della separazione o sulle modifiche da apportare alla separazione.

È necessario che prima di iniziare la fase della negoziazione, gli avvocati informino le parti della possibilità di esperire la mediazione familiare, e che tentino obbligatoriamente la conciliazione fra i coniugi.

Se l’accordo di negoziazione non viene raggiunto, gli avvocati devono certificare il mancato raggiungimento dell’accordo e il legale della parte interessata deve proporre entro 30 giorni domanda giudiziale.

Se l’accordo viene raggiunto, esso viene trasmesso al PM e in presenza di figli minori, o maggiorenni ma incapaci (come nei casi che abbiamo visto sopra) l’accordo viene trasmesso al Procuratore della Repubblica, il quale deve controllare che venga rispettato l’interesse supremo del minore.

Se invece la coppia non ha figli minori, o maggiorenni ma incapaci o non autosufficienti, l’avvocato trasmette l’accordo al Procuratore della Repubblica, il quale (tranne in caso di presenza di irregolarità formali) rilascia il nullaosta.

Divorzio presso il Comune senza avvocato

La legge sul divorzio breve ha altresì introdotto il cosiddetto ‘divorzio senza avvocato’.

Questa norma permette di ottenere il divorzio o la separazione semplicemente presentandosi di fronte al Sindaco, senza presente un avvocato.

Cominciamo con lo specificare che non è possibile usufruire del divorzio presso il Comune se:

  • la coppia ha figli minori, o maggiorenni ma non autosufficienti economicamente o incapaci o portatori di handicap grave;
  • nell’accordo di divorzio ci sono atti che dispongono il trasferimento di diritti patrimoniali.

Soddisfatte le due condizioni, bisogna tener conto che il divorzio di fronte al Sindaco è possibile solamente di fronte al primo cittadino del comune di residenza di uno dei coniugi.

I due coniugi devono presentare un accordo privato al Sindaco, il quale li seguirà nella compilazione di un accordo di divorzio.

Bisogna quindi attendere trenta giorni dall’incontro prima che i coniugi si presentino nuovamente di fronte al Sindaco per la conferma definitiva.

Il divorzio senza un avvocato resta comunque un tema molto delicato, e difficile da espletare nel caso di mancanza di un più che perfetto accordo dei coniugi circa le condizioni della separazione.

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